Pagina Profilo di Guido Mallardi
Guido
Mallardi
28-06-1977
MARCHE
Fermo
Fermo
Pianoforte
Composizione
di professione
Conservatorio
Acustico, Elettronica, Musica classica, ALTRO
si
1985
Ottima
no
si
Guido Mallardi

Mini Bio

CURRICULUM

Pianista-compositore assolutamente versatile e fantasioso, capace di passare con destrezza dal jazz a Bach, dall'ambient alla musica colta contemporanea: grandi personalita' di stampo mondiale, quali Hector Ulises Passerella, Piero Rattalino, Rodion Shchedrin, Frederic Rzewski, Francesco Schlime',Yoshiko Okada ne hanno riconosciuto il grande talento: un tocco elegante e prezioso che unendo virtuosismo, colore, originalità interpretativa e profonda energia comunicativa riesce ad evocare l’anima orchestrale del pianoforte, senza dimenticare le qualità e risorse proprie dello strumento. Laureato in composizione (I livello) ed in pianoforte con il massimo dei voti e la lode (II livello con specializzazione nel repertorio americano del ‘900). Nel 1999 ottiene una segnalazione dal CIDIM e, successivamente vince una borsa di studio. Ha suonato per numerose rassegne, in varie città italiane ed estere, tra cui: Milano, Napoli e Bruxelles.Il suo repertorio spazia dalla musica barocca a quella contemporanea, con una speciale predilezione per la musica di Bach, Scarlatti, Chopin, Ravel, Gershwin e Ligeti (di quest'ultimo è stato tra i primi a proporre in Italia la musica per due pianoforti e l'integrale del primo libro degli Etudes).Inizia lo studio del pianoforte all’età di sette anni, formandosi con Donella Sabatini, Piero Rattalino, Enrico Belli e, per il repertorio contemporaneo, con il M° F. Bongelli; frequenta le masterclasses di: F. Scala, P. Camicia, G. Valentini, B. Petrushansky, J. Demus, M. Damerini, F. J. Thiollier e A. Lonquich per il pianoforte; P. N. Masi e A. Meunier per la musica da camera; inoltre:M.Boschini, P.Marconi e M.Ignelzi per l'analisi, T. Tesei per la strumentazione, M. Scotto Di Santolo per l'improvvisazione-composizione teatrale ed i docenti della Berkley school per il jazz.Studia composizione presso il Conservatorio Verdi di Milano con Fulvio Delli Pizzi, poi all'Accademia Cattaneo di Cremona, all'Ecole de musique Mozart di Bruxelles ed infine alla Accademia “incontri col Maestro” di Imola con il Maestro Marco Di Bari, le cui idee - insieme a quelle di Delli Pizzi - suscitano in lui una profonda riflessione sugli aspetti psicopercettivi e simbolici del suono. E, proprio a partire da quegli anni, va meditando sopra i concetti di archetipo e design in musica, a seguito dell’approfondimento di materiale scientifico e mistico, mentre vive osservando da dentro l'affascinante realtà dei buskers. Infine, dopo una lunga e profonda ‘immersione’ nelle filosofie e discipline orientali: un 'incontro 'surreale' con Alejandro Jodorowsky in un caffé parigino, paradossale culmine di un'assurda ricerca, che in seguito sfocerà in una definitiva conversione al Cristianesimo del I secolo. Esperienze tutte, che lo portano ad elaborare una concezione multidimensionale e al contempo profondamente sacrale dell'atto artistico, con una particolare attenzione alle 'radici' stesse del suono e ad una comunicazione che sia scevra da intellettualismi e idealmente purificata da ogni nevrosi.Nello stesso anno pone le basi del Metodo Analogico, un approccio didattico-interpretativo-analitico che traccia un percorso “dal dentro al fuori”, partendo dagli 'archetipi musicali' fino alle loro esplicite conseguenze musicali.Il metodo è tutt'ora in fase di sviluppo.Tra le varie collaborazioni, in qualità di pianista, compositore ed attore, citiamo le improvvisazioni con il pianista A. Lonquich e con l’attore e regista Marco Di Stefano, gli arrangiamenti per gli spettacoli del teatro PiccoloRe di Roma, le collaborazioni con l’Ass. poetica Liberi Versi, l’ensemble Aerosax, il chitarrista ArturoTallini; Inoltre, come cantore, con il "Crypta Canonicorum", celebre corale specializzata nella polifonia pre-barocca e vincitrice di numerosi concorsi internazionali. Ha composto musiche per vari ensemble e per vari strumenti solisti, con una particolare predilezione per il suo strumento (il brano “Puer Aeternus” è stato inserito nel catalogo dell'Orleans Concours International de Piano XX siecle). La musica afroamericana influenza, ancora adolescente, il suo modo di comporre e stile esecutivo e, nel 2005 realizza ed esegue arrangiamenti di alcune songs di Gershwin. Oltre a queste esperienze, vanno ricordate le jam session orientate verso una multiforme contaminazione dei generi funky, acid-jazz, psichedelico e colto contemporaneo, realizzate in diverse occasioni con più di una band ed ensemble, al pianoforte acustico come al piano Rhodes; improvvisazioni che - sebbene condotte sempre in ambito informale - hanno costituito una base cosiderevole per la sua ricerca e produzione successiva.All’attività artistica affianca quella didattica come docente presso il Liceo Musicale Toscanini e l'Universo Musica, dove attualmente insegna le seguenti materie: pianoforte, improvvisazione, armonia classica e jazz, composizione. Tiene corsi di perfezionamento presso Castel Lornano (Mc).




DIDATTICA E INNOVAZIONI

Il nuovo Metodo Analogico mirando ad una utopica formalizzazione del pensiero analogico di Neuhaus, tende a semplificare i concetti musicali sia per colui che insegna che per chi apprende, il tutto passando attraverso un'analisi del contenuto extramusicale di un qualsiasi brano di musica.Il metodo parte dal presupposto deterministico e al contempo ideale di poter leggere un qualsiasi testo musicale come una mappa di simboli: l'analogia ed il supporto di conversione di cui essa si avvale sono la chiave di lettura di ogni brano; inoltre, andando a ritroso in questa genesi del musicale, attraverso un processo analitico estremamente immediato e diretto, risaliamo alle idee extramusicali che ispirano ed animano il brano nei suoi vari livelli strutturali e formali, in una sorta di 'pre-incarnazione'.E' in questo iperuranio che gli archetipi, comuni a tutta la realtà (la stessa realtà nella quale rientra anche la musica), agiscono per forgiare la materia sonora nelle sue dimensioni molteplici.Si tratta di una visione filosofica della musica che ha delle inevitabili implicazioni analitiche, didattiche ed interpretative: una metodologia che traccia un percorso analitico inusuale e si protende verso l'utopia di una comprensione musicale profonda, partendo dal presupposto anti-strawinskiano che tutto possa assumere un significato in musica, o comunque possa essere sempre connotato dalla logica interpretativa di un soggetto interagente con il sistema stesso, secondo parametri di partenza oggettivi in quanto "pre-musicali". Le interpretazioni simboliche troverebbero così un perchè nelle cause medesime del dualismo musicale, ovvero, in quelle radici nascoste di ogni evento o processo tensivo, definite "archetipi". Siamo ben consci che secondo l'ottica semiotica attuale, qualsiasi tentativo di fissare un significato univoco tra un elemento musicale ed un oggetto extramusicale è destinato al fallimento; tuttavia, qui si pone in essere un rapporto "ricreativo" tra quanto di oggettivo esiste in un dato brano di musica e colui che ne interpreta i segni, ponendo però l'accento in misura maggiore sul primo aspetto.E, data la medesima natura sincretica della trattazione, mirando a formalizzare un sistema forte, vi convergono aree dello scibile apparentemente molto distanti, come l'analogia, la psicologia, l'informatica, la scienza della comunicazione, l'antropologia, il pensiero filosofico greco.Ma se appare utopia spiegare la musica attraverso la realtà, ancor più incredibile potrebbe apparirci l'idea di poter conoscere meglio il funzionamento della realtà nascosta delle cose attraverso la conoscenza profonda della musica, proprio ciò che si proponeva di fare l'uomo antico attraverso l'alchimia: una visione rinascimentale che vogliamo far nostra, in cui l'arte assurge a mezzo di conoscenza profonda, poichè intimamente causate dalle medesime forme ideali che sono all'origine di tutta la realtà: una concezione "ad albero", in cui le "manifestazioni" sono rappresentate dai rami e dalle foglie, mentre le cause nascoste da "invisibili" radici sotterranee che forgiano silenziosamente l'organismo della realtà materiale. In tal senso, il metodo diviene anche uno strumento di evoluzione interiore per l'allievo come per il maestro.

Per vedere il video di una conferenza sul Metodo Analogico:
http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&videoid=63039335


La stenografia della tecnica pianistica e' un mezzo per determinare con esattezza i movimenti che la mano deve compiere sulla tastiera, delegando al segno e riducendo lo sforzo.
In effetti, quando non si e' a conoscenza dei metodi per risolvere un qualunque passaggio tecnico, la mente e' costretta a procedere per tentativi, compiendo sforzi per la piu' parte inutili e stancanti, che tendono persino a "viziare" il brano.L'utilizzo di una tecnica inappropriata o non chiara potrebbe avere effetti imprevisti sull'esecuzione e, in taluni casi essere causa di problemi muscolari e tendiniti.Attraverso simboli e sigle che sintetizzano i movimenti sulla tastiera, la stenografia tecnica mira a rendere piu' accurato lo studio, riducendo al minimo il tempo e la fatica necessari alla soluzione delle difficoltà presentate dal brano.In fase di "armatura tecnica" si attribuiscono a ciascun passaggio le indicazioni tecniche appropriate: un tale approccio non solo guida alla corretta soluzione del brano, ma educa all'acquisizione di modelli tecnici che saranno poi spontaneamente riconosciuti ed applicati in altri contesti musicali. Limitando il ragionamento e il calcolo, l'esecutore sara' piu' libero di concentrare la sua attenzione sugli aspetti musicali ed interpretativi.
La stenografia dell'interpretazione facilità la memorizzazione delle scelte interpretative del pianista, avvalendosi di simboli agogici, dinamici e timbrici che determinano nel dettaglio l'esecuzione, per non lasciare nulla al caso e rendere più sicure le intenzioni artistiche.
Piero Rattalino, Donella Sabatini, Enrico Belli, Fausto Bongelli per il pianoforte.
Fulvio Delli Pizzi e Marco Di Bari per la composizione.

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